La palla di Merda. (F.Cane Barca)

di F. Cane Barca

In spalla ad uno del movimento un bambino pugno chiuso verso i cieli stampato per bene sul volantino e il mio accendino rotto, e un mal di schiena insostenibile e Maria che esce alla solita con il cane, passa veloce e mai fosse che si ferma. Il bambino sta contentissimo e dietro ha una massa sorridente Vieni! Vieni al primo maggio. Tutti ridono nell’immagine, tranne l’uomo che tiene il bambino. Bere il caffè comprare un bellissimo accendino che abbia il colore giusto in tono con la giornata. E via all’aria aperta. Verso il colloquio. Si deve pur lavorare!

Cani! In mezzo al via e vai ci sono almeno trenta cani che girano, cagne, vedo più cagne che cani. I corpi umani invece hanno nel volto un che di malsano come venissero tutte e tutti da una lunga notte di tossicità e belle musiche, sarà forse un postumo da inquinamento e hanno tremori da malanno e panze da cattiva alimentazione meglio non parlarci non ancora, faccia gialla verde e pallida, spero di non essere visto uguale, spero che non stiano a pensare di me le stesse cose. Blé… Trascinano i corpi petto in dentro affossato il petto indentro panzetta contro la gravità. Il sole altissimo ed io con loro nella tribù degli occhiali da sole a zampettare fare cose bere vedere gente respirare l’aria buona buona di città e a cercare un lavoro, che io stavo anche bene con quel poco sperduto nella periferia. Ma! Devo immischiarmi diventare come loro e girare nei flussi di città galleggiare fare il morto sul mare del Sud! Alti palazzi! Anche vecchi! Strutture gotiche! E mattoni con finestre piccole. La città fa schifo.

Non trovo la via e giro su me stesso. Il caldo. Vengo spinto a terra dalla calura de luglio. Che imbarazzo. Ora la sento e sembrano sentirlo tutti assieme a me sto caldo e cadono tutti, pure i cani si mettono giù. E si, appena mi alzo faccio una sosta, a sinistra poi destra e mi ricordo esserci una via stretta con una enoteca davvero piccolissima. Il colloquio? Non so di che parli.

L’oste qui è garbato, perdo il conto dei bianchetti e cristo come si suda.

E poi un odore di merda. Un fortissimo odore di merda. Dal fondo della via striscia sino a noi che siamo seduti fuori a dir del nulla. Striscia come fosse straripato un fiume, brilla con tutto questo sole e il brillare si avvicina introdotto dal tanfo, ci chiediamo se si è rotta la fogna, è merda è chiaro quando scorre vicinissima tanto che dobbiamo alzare i piedi.

Una giornata normale!

Obiettivi! Sogni del capitale! Accumulare denaro e andare. Andare! Andare dove? La strada diventa tutta una pozza di merda. Provo a cambiare discorso a parlare della Turchia ed Erdogan assassino! Isis che? Provo a dirlo ai compari di merenda. Cambiare discorso! La merda. Passa una macchina degli sbirri che ci manda una bella onda di merda addosso. Merde! Servi! E piovono temerari insulti. Ci alziamo gesticoliamo incazzatissimi… Vanno controcorrente verso questa merda si fermano e dietro un angolo una massa marrone che non comprendiamo poi distinguiamo bene alta almeno sette metri che si sforza di passare tra le file di case un grosso blob di merda che grasso si stringe nella via. Non diciamo nulla. Le macchine parcheggiate vengono prese. Gli sbirri non ci fanno caso si fermano e ci dicono qualcosa e scendono guardando noi guardando indietro e il blob se li prende urlano e sparano dentro la merda. Io vorrei anche dire di andare via ma non riesco. Persone escono di casa Maria che torna con il cane esce da un viottolo nel momento sbagliato la massa merdosa si ingrandisce. Gonfia! Mangia lei il cane e gli sbirri! Goffamente provano a correre le persone scivolano nella merda cadono di faccia.

Via! Viaaaa! E’ vicina ora non avevo… La merda a terra si avvicina al ginocchio. Quando è salita? E chi si muove ora? Ho perso il tempo! Correre. Potevo correre! Io e l’oste ci guardiamo e lui mi sorride e non posso far altro che rispondere al sorriso. Una grande palla di merda. E penso alla mia sorte. Alla famiglia all’uomo che amo che non mi ha voluto accompagnare oggi al colloquio, ci sarei andato forse, e si. Penso che non conosco nessuno di questo quartiere… Ragione lei! Dovevo andare con lei in Cina a vivere e non seguire… Paolo… Paolo che è bellissimo! Ma la Cina non mi andava, fosse stato il Brasile… Poco conta ora forse che un odore di merda che mi sento svenire e forse che

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata