Tutto Assorbe. (Roberta Sirignano)

di Roberta Sirignano

Non avendone precisa intenzione e non essendo la disposizione d’animo neppure quella più adatta, ma solo quella più conveniente, le voglie finirono per sistemarsi dentro e decisero di non venire mai più fuori, se non nella occasione di celebrazione dentro l’immobile gestione di un look non necessariamente esteriore e che sembra di multiforme personalità e invece è solo lo stesso attimo da espugnare e da non rinunciare per la sua variazione di stabilità che Tutto Assorbe.

L’intenzione secondaria divenne uguale a quella primaria e, viceversa, contraria. Il tempo, in fondo, non si dilatava affatto neppure in precedenza.  E, così, di fronte alla cerimonializzazione del presente si accoglieva lo spirito di un Nulla che decadeva per purezza, essenzialità, immaginazione e la decadenza del sé, in fondo, è esattamente la stessa che Rispettosa-della-Marea sottraeva sempre dalla lattina di bibita con x in tensione a zero che teneva stretta in mano durante il tempo della visione. L’iniziale disponibilità dello spot, infatti, la lasciava del tutto indifferente in quasi tutta la sua sensoriale devozione, tranne in quella parte che, alla fine e per fortuna, la violava con una specifica e forzata adattabilità al momento presente.

Dentro uno spazio soffocato e soffocante, che si ritraeva subito dopo come se non fosse mai accaduta la sua manifestazione, trovava la Via, la Verità, la Vita per avere il coraggio di gesticolare il gesto che iniziava a far muovere lento e seguendo per bene ogni indicazione di direzione che ciò che arrivava le suggeriva.

Nell’unica variazione di un sottofondo disorganicamente organizzato e difficile adesso da rimarcare, con fare estremizzato nella sua drammaticità, sollevava la suddetta lattina, poco, pochissimo, rallentando persino il respiro, mentre l’altra mano si immetteva nella corsia di un sorpasso ben studiato e, con un occhio là e un altro qua, continuava a muoverla per farla arrivare a scracchiare lo scatto metallico di quella ansiosa linguetta in fase depressiva maggiore che, prima o poi, sapeva avrebbe dovuto sacrificarsi. E alzandola al cielo e poi evirandone la possibilità di ogni altra mutazione, la staccava di netto per inebriare l’aria sottostante con una minima attenzione che fosse differente da quella precedente.

Il Gesto di Rispettosa-della-Marea si compiva. La sua forma sacerdotale si manifestava dentro lo spazio dei trenta secondi trenta della divisione in cui il tempo si formava da quando le voglie si erano chiuse dentro e che le permetteva di lasciarsi andare a gesticolare mentalmente quanto potesse essere utile ingoiarsi dentro quel liquido in assenza totale di caloria che, oltre tutto, scendeva che era una bellezza da riscoprire ogni (santa) volta.

Le scritture affermano che senza neppure un briciolo di senso di colpa aveva potuto definire questa la sua metamorfosi di corpo e spirito. L’adozione della nuova vibrazione. Della nuova energia. La certificazione della nuova vocazione che Tutto Assorbe.

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