Al posto del bicchiere. (Federico Pevere)

 

di Federico Pevere

Si potrebbe credere, – disse egli, –
che viviamo ancora nel tempo in cui non cera la posta e gli uomini,
allontanandosi gli uni dagli altri, si consideravano reciprocamente morti
e in realtà scomparivano senza dar segno di vita
Ivan Goncarov, Oblomov

Etriste, è riservata, le piace la pulizia nelle cose. E si è mostrata fin da subito lucida, vagamente assonnata. Nessuna particolare richiesta, assolutamente, come se ci fosse nata in quella stanza, il suo feto ormai maturo – ripuliva e spolverava, e poi, con il lato cattivo della faccia si strusciava sul verde pavimento in resina così da verificare lesistenza di stupidi residui invisibili e invece solo graffi. Biascicava al microfono che non sapeva se e dovera, così teneva occupata la mente vuota, o così immaginavo. A farle da dama di compagnia due sedie un tuttuno col pavimento e il tavolo smussato agli angoli e senza colori, solita villeggiatura da terzo reich, e quattro mura di solo vetro ai suoi occhi lultimo suo vero paradiso da scalare, da come lo faceva splendere a suon dalito e manichetta mentre mi fissava inconsciamente. E ancora opere darte come centrini improvvisati dalle cartacce ammuffivano con lei, le uniche armi a sua disposizione, degli autoritratti in decomposizione. Durante il breve viaggio in auto mi trattò come un nipote venuto allimprovviso da troppo, troppo lontano, dal sedile posteriore apparivo come un estraneo dalla faccia bella e buona che di quella zia poco o nulla ricordava se non la sua sfiancante freddezza, le mani piene di righe di pelle troppo profonde, letà in odor di eredità che certo non lammorbidiva, e quello cincischiare delle dita in tasca sempre alle prese con la cartaccia di una caramella dimenticata dallagosto precedente.

Non le posso offrire neppure un caffè.

Non si preoccupi, si sieda.

Euna montagna di sì, sì, sì con la testa. Braccia e gambe, ombre volanti nelloccuparsi della polvere, raggruppata prima, lanciata col palmo della mano sullaltra poi, già evaporata per magia per sempre per lei, mani da fata in bellissima vista sul tavolo come se qualcuno le avesse chiesto di non fare brutti scherzi. Le emergeva in una bacinella di acqua oramai tiepida, quelle mani da pietà, le piegava come in unaltalena al contrario, un mal riuscito gioco da bambini. Uscivano tutte raggrinzite, le scrutava in controluce, luna massaggiava laltra. Da qui le sentivo calde. Ora sembrano asciutte e parla, finalmente. Assistevo a tutto ciò disarcionato dalla mia mente. Cosa stava succedendo.

La casa è un disastro, mi scusi, non so cosa sia successo.

Dice proprio così. E’ come se dovessi essere lei, sospirando, guardandomi attorno, spezzandomi quasi le dita, fermandomi poco prima, al solito facendo finta di non sentire dolore. Come impossessarsi di una persona che si vuole uccidere per non ucciderla, eccomi. Elei la padrona di casa, a tenermi a bada, a condurre i giochi in questa stanza senza maniglie. Mi rimetto alle regole e mi incammino con lei in quella notte.

Si figuri. Procediamo con ordine, dallinizio.

Lordine è il mio forte, sono brava a far ordine.

Mi racconti cosa è successo negli ultimi quarantanni.

Lestate è da sempre come un incubo, come noi due prima che ci presentassero. Sa, un poperché ci siamo sposati destate e son solo brutti ricordi. Si sa le cose che nascono storte in estate non si raddrizzano più e linverno è solo un funerale tra i tanti, cosa farci. Stiamo tutti senza pensare destate, e finisce che ci rimani senza pensieri se non ti aggrappi a qualcosa e quel qualcosa io non lho mai avuto, lo vedevo solo. Quel qualcosa erano le sue mani. Non potevo fare a meno di pensare alle sue mani, fisso quel pensiero fisso, mi creda, la mia volontà sulle sue mani. Faceva tutto con le mani, i suoi occhi non guardavano che le sue mani mentre mi toccava, mi toccava. E io guardavo solo loro, non ricordo il colore dei suoi occhi, se ce lo avevano. Di lui pensavo un gran bene, questo voglio che venga fuori, che lo si metta per iscritto. Perché il bene è importante, si capisce. Ma fin da subito si è capito che era bravo solo ad alzar le mani. Il problema è che poi quelle mani cascavano su di me. Cosaltro potevo fare se non stare zitta?

Un bicchiere dacqua?

Non le posso offrire nulla.

Intendevo dire, lo vuole un bicchiere dacqua?

Mi racconti di ieri sera, con cosa lha colpito. Allacqua ci pensiamo dopo.

La lista è lunga. Il vaso di cristallo, come prima cosa. Un regalo di matrimonio, naturalmente. A pensarci ora quel vaso è stato testimone di tutto, dovreste interrogarlo. Quella sera era quasi di buonumore, non il vaso, dico lui visto che facevo gli anni, fanno settanta con ieri. Ma mi faceva comunque paura, lui, e anche il vaso. Non ricordo cosa ci siamo detti. Sa, si litigava spesso, ma quella sera no. Semplicemente stringeva langolo del tavolo con il pollicione quasi a fare il solletico al tavolo che avevo appena pulito e che lui poi sgriffava e questo mi ha irritato. E poi io ero così, sono così: ferma, mai stata capace di risolverla a parole, figuriamoci fare qualcosa. Diciamo che ero ferma.

Perché guardava le sue mani?

Non guardavo le sue mani. Vedevo solo loro. Ho preso il vaso e glielho sbattuto pieno sulla testa. Poi ho usato il coltello che era sulla credenza, sembrava pronto per essere usato, la punta verso di lui sembrava parlarmi. Poi finimmo a letto. Lui quasi morto e io con le forbici in mano.

Le mani devono essere in vista, per cortesia.

Non me laveva chiesto prima.

Prima lha fatto di sua volontà, non serviva. E le forbici? Dove erano nascoste?

Me la spiega questa ossessione per le mani che avete vuoi uomini?

Signora, dove ha nascosto le mani del suo ex marito?

Poi lentamente si porta prima la mano sinistra e poi la destra sotto le costole fluttuanti, come a volerle sostenere, una verifica che tutto tenga come dovrebbe. Non sento nessun cric. Il massaggio continua mentre dice che

Le forbici erano sotto il letto da anni. Le mani le ho buttate dalla finestra. Provate a cercare tra i cespugli di via Panigale.

Procederemo. Perché ha sistemato con cura le armi del delitto sul divano letto?

Volevo farvi trovare tutto in ordine. In tv la casa della gente morta è sempre così in ordine, volevo farvi risparmiare lavoro. Ho un solo rimpianto. Avessi usato un bicchiere ora non saremmo qui.

Un bicchiere?

Ho scelto il vaso, ma potevo rompergli il bicchiere in testa. Invece le cose che nascono storte destate storte rimangono. Lo sa quando ci siamo sposati?

Vi siete sposati destate.

Faceva un caldo. Mi avessero regalato un bicchiere dacqua, quellestate, invece del vaso. Avevo sete.

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