Il soffitto. (F.Cane Barca)

 

Di F. Cane Barca.

 

 

Non c’entrava per nulla ma la stavo sentendo quella dei Punto di equilibrio quando sono rimasto bloccato nella casa, la mia, nuovissima e pronta per essere viva, vissuta, precisamente: sulla ceramica del cesso mentre la canzone diceva posso entrareee possso entrareee. Il suono veniva da quella parte di casa (davvero non ero riuscito a mettere le casse nella sala principale, questione di prese non funzionanti e cavi molto corti), da quella parte di casa con il soffitto più basso, le avevo messe lì, l’avevo battezzata così: la stanza della musica! E quando sono rimasto bloccato nel bagno perché addormentato sulla tazza (un sonnellino riflessivo, a chi non capita?) con quella musica che andava già da un giorno, è stato un attimo inafferrabile, io volevo uscire, io lo sapevo che repentinamente dovevo cambiare ancora le prospettive di dimora, lo sapevo, ma quando dovevo andare sono restato, causa: un bisogno urgente, un caffè che volevo e che ha smosso l’interno, ero con la mente altrove. Lo scrivo qui sulla carta igienica e per fortuna tengo sempre una matita in tasca, sono geometra io, lo scrivo mentre il cesso viene pressato e si sbriciola sotto il soffitto, ed io non riesco a strisciare, pressati, io e i sanitari, dal soffitto fabbricato, male, o bene, da un costruttore o da una costruttrice davvero provocatori, e si che il prezzo pareva buonissimo, avevo fretta, non ho visto bene gli errori celati dietro la frettolosità, sono stato malamente fiducioso volendo proiettare probabilmente, e solo questo, energie positive. Quindi è buona intenzione la mia, non vorrei accusare innocenti, forse son io ad aver sbagliato nei modi, forse ho schiacciato il tasto sbagliato, non avevo guardato i dettagli. Il via e vai dei primi giorni non mi aveva dato la capacità, e non il tempo, di accorgermene, e domani mi chiedo se troverete il piano di sopra al posto di questo, e toccherà a loro poi, e devo avvisarli che ci sarà la casa loro al posto del mio corpo, della mia musica e del mio bagno. Se devo ragionarci direi che il soffitto si è abbassato di dieci centimetri la settimana, durante il mio sonno sul cesso l’accelerazione è stata totale, finale anche, e si che volevo chiamarlo il proprietario, tal Mario, ho rimandato fino a trovarmi qui, tostato, qui senza pantaloni, poco fa potevo farlo, ora no, braghe giù, quelli di sopra mi troveranno, vedranno i fogli sotto le loro mattonelle, sbucherà il mio naso, se alzeranno la mattonella giusta vedranno direttamente il mio culo all’aria e faticheranno a non ridere, io faticherei, sto attento alle virgole, firmo con… è buffo, forse non vengo schiacciato, non so, potrei passare direttamente al piano sopra, devo trovare qualcosa di simpatico da dire. Saluto. Non riesco a muovere per bene la mano. Aspetto qui e allontano il foglio dal mio corpo. Non vorrei decompormi e rovinarlo prima che i vicini si accorgano del rigonfiamento del pavimento e diranno: un culo!

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