Blues per i giorni gloriosi. (Pellorossa)

di Pellorossa

Quando l’inverno si spaccherà e il tempo dei grandi sogni e grandi passi diverrà più tenero con noi, ad ovest con mille cime e mille alghe legheremo i tuoi capelli, apriremo le porte agli amici e le brezze più scure invitate a questa festa, faranno la pace coi pescatori, il tuono qualcosa di meno urlerà per non spaventare i bambini di nessuno e tutto sarà così perfetto, sì lo sarà, e vedrai che i gatti si attorciglieranno alle tue orecchie e qualcuno si metterà a gridare terra, terra.

E poi cadrà in mare

e nulla ci disturberà, niente ci toccherà. Con la stagione vestita leggera sentiremo l’odore dell’origano, del gelsomino, nuovi passi verranno mossi e una nuova vita, sì, ad ovest con mille cime e mille alghe legheremo i tuoi capelli, sì lo faremo, e sette alberi di ulivo con addosso sette uccelli tropicali e sette serpenti ai piedi della madonna nera; poi andremo ad appiccare il fuoco, la maga dipingerà il suo mostro di pietra e un estraneo che ora abita casa nostra piangerà qualcosa che non riesce proprio a perdonarsi

e tu, proprio tu, con i tuoi capelli sempre legati a mille cime e a mille alghe sorriderai alla vista della gabbia e dove andremo a finire sarà inutile la cautela, inutile ponderare, inutile, ma lo faremo sul ramo più alto e sarà veramente fantastico, fantastico il crollo della prima ora, il crepitio dei ponti, la potenza della fiamma, fantastico accucciarsi nella vampa di una città famelica, fumante e solo allora sapremo, e lo sapremo di sicuro, che dai suoi gas ne bruceranno altre, e poi altre ancora. Di più grandi e popolose

e per ogni fuggitivo ci tornerà in conto una faccia stanca da gigante rossa, ma non avremo paura e sarà così, proprio un grande spasso, rubare quest’ultima pietra dal tempio, salutare col cappello e oramai senza fiato, ad ovest con mille cime e mille alghe legheremo i tuoi capelli, sì, così sarà, ti vedrò in piedi sulla porta, prima di andare al supermarket, tu che hai domato le tue uova strapazzate a martellate, tu che balli in questa stanza col la clitoride tra le dita, con le tue scarpe gialle, con le lettere dei nomi che pronunci sul pavimento, con il cassetto dei ricordi che trabocca di luce tranquilla e calda, non ci sarà neanche un imprevisto e dirai che è tutto così sporco, mentre spazzi il cielo

In questa stanza raccogli i tuoi ciondoli, gonfi un altro elefante, costruisci tigri di carta e non pensi più a niente, hai chiuso con i debiti, hai finito col perdono, con le circostanze e pure con la geografia. Adesso ci sei tu, fuori dai complotti, sciogli i tuoi capelli, ridi e mangi e sogni, a me abbastanza abbracciata. Ed io pure.

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